FIGLI DI MADRE IGNOTA

I Figli di Madre Ignota girano il mondo e lo conquistano senza mai mostrare il passaporto: chi li crede balcanici, chi li vuole spagnoli, siciliani, turchi, nipotini di Carosone o vicini di casa di Eugene Hutz, chi li scambia per surfer senza mare e chi per i protagonisti di un film che Kaurismaki prima o poi girerà.
Serbia, Turchia, Germania, Ungheria, Svizzera, Grecia, Austria, Ucraina, Olanda, Croazia li chiamano e li richiamano.
Basterebbero le facce felici e sudate di chi è appena stato a un loro concerto a testimoniarlo, ma chi non ha tempo di guardarle tutte si fidi di Tod Ashley dei Firewater che ha voluto produrre il loro nuovo disco o di Tamir Muskat dei Balcan Beat Box che l'ha mixato a Tel Aviv.
Polke sataniche, swing e tarantelle, ritmi klezmer e psychobilly: per dare un senso al tempo, basta dividerlo - e il loro nuovo album Combat Disko Casbah è lì a dimostrarlo.
Che la Casbah sia il posto migliore dove sentirsi di nuovo esseri viventi e saltanti e senzienti ce lo aveva già fatto capire Joe Strummer. Ma forse c'è bisogno di sentirselo dire di nuovo - e in quante più lingue possibili.
Perché a volte si possono fare anche due cose nello stesso momento. Come ballare e combattere.

 

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